Letter 12 from Alessandro Volta to George 3rd Earl Cowper

23rd Sept 1787, Geneva

By Gill Cordingley & Maria Porter

(nearly 7 years have passed since his previous letter) Once more, Volta is travelling. Presumably, both he and Cowper were really satisfied that his work had been published by the R.S. The publication was a formal acknowledgement of the significance of his Volta’s findings and experiments and was an assurance that when membership list was reopened to foreigners, he would definitely be admitted to the Society.

Altezza

Mi s’offre un’occasione di rinnovare a V.A. i sentimenti del mio antico ossequio, e di felicitarla del suo felice viaggio e ritorno d’ Inghilterra: quest’occasione è il passaggio per cotesta città del Sig. Zimmermann celebre Naturalista, e Professore a Brunsvic, autore di un’opere latina, che gli ha fatto molto onore, inititolata Tentamen Zoologiae Geograficae, qual opera ha esteso poi molto in tre volumi in tedesco, de’ quali il primo solo è tradotto in francese. È autore altresì di un’opera De compressibilitate aquae, e fu il primo a far eseguire una macchina, che dimostra tal compressibilità ed elasticità ad evidenza con un meccanismo semplice, sebbene difficile ad eseguirsi: la seconda di tali macchine ha avuto la compiacenza di farla fare per me, ed esiste nel Gabinetto di macchine dell’ Università di Pavia. Io ero già da qualche anno in corrispondenza con lui; e lo conobbi poscia di persona passando per Brunsvic tre anni sono. In oggi avendo intrapreso un piccolo viaggio a Ginevra per rinnoavare le antiche mie conoscenze, e profittare della conversazione di questi dotti Fisici e Naturalisti Monnet, Saussure, Senebier, Bistet, Tingry, Sage, de Lue (fratello del celebre autore dell’opera Recherches sur les modifications del’atmosphere, il quale sta ora pubblicando un secondo tomo d’altr’opera analoga Considerations sur la Méteorologie); avendo, dico, intrapreso un viaggio a Ginevra, vi ho trovato il sullodato Sig. Zimmermann, il quale vi ha passato alcuni mesi. Avendomi egli domandato qualche lettera per Firenze, non ho saputo a chi meglio dirigerlo e raccomandarlo, che a V.A.usa sempre ad accogliere con gentilezza i forestieri, e massime gl’uomini di Lettere, e più distintamente ancora, per bontà sua, quelli, che di tempo in tempo mi prendo la libertà di raccomandarle. Non m’avanzo a raccomandarle particolarmente la persona, che sarà di compagnìa del Sig. Zimmermann, cioè il Sig. Hubord primogenito di Lord Suffick; giacchè sarà noto a V.A. un tal soggetto più che a me.

Or perchè la lettera non sia vuota affatto di materie fisiche, ch’Ella ama tanto, e di qualche mia scoperta, per cui ha mostrato sempre della parzialità, Le farò parte d’un piccolo artifizio, col quale rendo quattro o cinque volte più sensibile elettricità atmosferica faccendo uso del piccolo Elettroscopio atmosferico portabile inventato dal Sig. Tiberio Cavallo, e perfezionato dal Sig. di Saussure, massimamente per l’aggiunta d’una verga metallica in cima, lunga due o tre piedi. Il mio artifizio dunque consiste a porre in cima a cotesta verga un candelino acceso, o meglio un solferino, (di quei di cotone bene intrissi di solfo), acciò non si spenga sì facilmente dal vento o dalla pioggia. Cotal fiammella abilita il conduttore a bere l’elettricità dall’ aria tutta quanta, cioè ad elettrizzarsi al medesimo grado, a cui si truova essa elettrizzata lassù dove giugne la punta della fiamma, anzi dove arriva il suo vivo calore; e ciò perchè la fiamma, non che esser essa conduttore, rende tale l’aria ambiente a misura che vi occorre da tutti i lati per la diradazione che soffre la colonna che sta sopra e il moto verticale che prende. Senza la fiamma all’incontro il conduttore, benchè termini in punta sottile, non bee punto nè poco dell’elettricità dell’aria, quando questa, a ciel sereno per esempio, è debolissima; non la bee, perchè l’aria di natura coibente difficilmente si lascia spogliare di un’ elettricità che essendo debole fa poca forza per isfuggire: soltanto si risente esso conduttore dell’ elettricità che in certo modo vi preme addosso; e una parte del suo proprio fluido è smossa, giusta le leggi delle atmosfere elettriche: e di cotal elettricità, che chiamiamo appunto di pressione, dan sempre i pendolini dell’elettroscopio col divergere ec. la qual divergenza, i quali segni elettrici sono per tal guisa molto minori di quelli che appaiono allorquando arde la fiamma sulla cima del conduttore, la quale rendendo l’aria deferente, come s’è detto, non la spoglia senza diificoltà della sua elettricità che s’infonde realmente nel conduttore. La differenza, secondo che ho accennato, è grandissima: dove per esempio senza fiamma i pendolini divergerebbero d’una mezza linea; colla fiamma divergeranno due linee, e più; e spesso non apparendo nella prima maniera alcun segno sensibile, si avran segni più che sensibili adoperando in quest’altro modo. Un’ altro vantaggio poi s’ottiene, ed è che avendosi per questo mezzo un elettricità reale, che s’infonde continuamente nel conduttore, questo toccato e ritoccato, si darà sempre luogo al rinascere in esso l’elettricità: e toccato con una boccetta di Leyden per qualche minuto, questa ne contrarrà una carica basta al grado che marca l’Elettroscopio, p.e. di due linee; la qual carica basta, adoperando poscia col mio Condensatore, per otternerne più vivaci scintille. La qual sperienza ridotta a tal termine colla semplice elettricità tratta dall’aria serena a pochi piedi di terra dovrà certo parere sorprendente.

Ho scritto su questo soggetto, che mi ha condotto a varie spiegazioni ed applicazioni alla Meteorologia elettrica, varie lettere al Sig. Lichtenburg Prof.re a Gottingen, le quali forse pubblicherò: le ho comunicate intanto ad alcuni di questi miei amici e consorti di Ginevra, che ne han portato, per amicizia forse, un giudizio favorevole.

Sono col più profondo ossequio pregandola de’ miei rispettosi complimenti a Miledi, e di mille saluti a Guadagni

di V.A.

Ginevra li 23 7bre 1787

Umill. ~ Obbl.~ Sve

Alessandro Volta

Your Highness

The occasion presents itself of renewing to Your Highness my respects as of old and to congratulate you on your happy journey and return from England: and this occasion is the visit to this city of Mr Zimmermann, the celebrated naturalist, and professor in Brunswick, author of a Latin work, which has been very well received, Tentamen Zoologiae Geograficae, this work he has enlarged a great deal in three volumes in German, of which only the first one has been translated in French. He is also the author of the work De Compressibilitate Aquae, and he was the first to have an apparatus made that demonstrates such compressibility and elasticity shown with a simple mechanism, which is, however, difficult to manufacture: and he has been kind enough to have made for me a second one of this apparatus, which is kept in the the laboratory of the Pavia University. I had been corresponding with him for some years; and then I met him personally when travelling though Brunswick three years ago. I have just undertaken a short trip to Geneva to renew my old acquaintances, and take advantage of meetings of these learned physicists and Naturalists: Monnet1, Saussure, Senebier, Bistet2, Tingry, Sage, de Lue3 (brother of the celebrated author of the work Research into the changes of the Atmosphere, who is now publishing a second volume of another similar work, Considerations on the Meteorology); having as I said, undertaken the trip to Geneva, I found the above mentioned Mr Zimmermann, who has been here for a few months. As he has asked me for letters (of introduction) for Florence, I did not know to whom to direct him and recommend anyone better than Your Highness, who always welcomes kindly, foreigners and especially men of letters and even more so those, who from time to time, I take the liberty of recommending to you. I am not putting myself forward to recommend to you the person who will accompany him, Mr Hubord, the eldest son of Lord Suffolk, because he will be better known to Your Highness than to myself.

Now so that this letter will not be completely devoid of content about physics, that you like so much and of some of my discoveries for which you have always shown interest, I will mention a small device with which I make atmospheric electricity four or five times more receptive using the potable atmospheric electroscope invented by Mr Tiberio Cavallo, and perfected by Mr Saussure, especially with the addition on top of a metal rod two or three feet in length. My device consists of putting on top of this rod a small candle lit up or better still a wick (one of cotton well steeped in sulphur), so that it does not go out so easily in the wind or the rain. Such a small flame enables the conductor to absorb electricity from all the surrounding air, that is, to become charged with electricity to the same degree to which it is electrified where the flame reaches on the top or rather where the heat gets to; and that is because the flame, which, in itself is not a conductor, makes such the surrounding air to the degree that happens on every side due to the dispersal that the rod which is above it undergoes and the vertical motion that it takes. Without the flame meeting the conductor, although this ends in a very sharp tip, it does not absorb any electricity from the air when it is very weak, for instance in a clear sky; it does not absorb because the air does not allow electricity to escape, as the latter being weak will not attempt to disperse: it only acts as a conductor of the electricity that somehow presses on it; and part of its own fluid is dislodged, according to the laws of the electric atmospheres: and of this electricity, which is therefore called of pressure, the leaves of the electroscope will always show divergence, and these electric signals are therefore less than those that appear when the flame on the top of the conductor is burning, this rendering the air “deferente,” as I said, does not divest without difficulty its electricity, which will “really” infuse the conductor. The difference according to what I explained is enormous: where for instance without a flame the pendulums would diverge of half a line; with the flame they will diverge for two lines and more; and often whether no perceptible sign appears in the former in the latter there will be very noticeable sign. Another advantage which can be obtained is that having by this mean “real” electricity which continually infuses in the conductor, when this is touched and touched again will always reactivate the electricity: and touch with a Leyden jar for a few minutes, this will contract a discharge to the degree marked by the Electroscope for instance of two lines; and this discharge is enough, used then with my condenser to obtain brighter sparks. This experiment brought to that end with simple electricity taken from a few feet of clear sky must certainly seem surprising.

I have written about this subject which has led me to various explanations and applications of the meteorology of electricity, various letters to Mr Lichtenburg Professor at Gottingen which I might publish: in the meantime I sent them to some of my friends and colleagues in Geneva, and they have given, maybe out of friendship, a favourable opinion.

I remain with the most profound obsequy begging you to give my respectful compliments to Miledi and thousand of greetings to Guadagni

to Your Highness

Geneva 23 September 1787

Notes:

1 Monnet – no reference found

2 Bistet – no reference found

3 De Lue – no reference found

This page was added on 10/07/2013.

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